Conferenza 'Alberico da Barbiano. Grande condottiero' - Comune di Cotignola

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Conferenza 'Alberico da Barbiano. Grande condottiero'

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Venerdì 15 settembre  alle 21 a Barbiano, al Circolo Villa Bolis di via Corriera 5, ci sarà una conferenza dedicata alla storia di Alberico il Grande.

 

“L’Italia osservava con dispetto quelle orde di avventurieri… aspettava un genio che a quelle milizie mostrasse in che è locata la gloria e dove l’infamia. E venne quindi il genio cui sospirava l’Italia: Alberico da Barbiano.” Questa l’immagine che lo storico Ariodante Fabretti dà di Cotignola. Una storia fatta di imprese memorabili e coraggiosi capitani di ventura, di splendori e personaggi illustri, di cui Alberico il Grande era una delle massime figure. La conferenza nasce per conoscere più a fondo un personaggio storico dalla portata nazionale.

 

Aprirà la serata il saluto di Cassandra Barbiano di Belgiojoso, diretta discendente del grande capitano di ventura. Successivamente è in programma l’intervento del professore Leandro Mascanzoni dal titolo “Alberico da Barbiano, alcune riflessioni sulla sua figura”. A seguire Federico Lusa illustrerà “Prima e dopo Alberico: le innovazioni militari del condottiero”. Chiuderà gli interventi il professore Domenico Savini con “ I Da Barbiano, storia di una famiglia”.

 

Leardo Mascanzoni  è professore di “Storia Medievale” all’Università di Bologna presso il corso di laurea triennale di Filosofia. Ha al suo attivo a tutt’oggi circa 150 pubblicazioni, fra cui 9 monografie, e il campo di studio da lui più frequentato è quello della storia medievale in ambito regionale, essendo anche docente di “Storia dell’Emilia-Romagna nel Medioevo” presso il corso di laurea di “Scienze storiche e orientalistiche” dell’ateneo bolognese. I suoi interessi di ricerca, basati soprattutto sul pieno e tardo Medioevo, riguardano la storia politico-istituzionale, demografica, insediativa, le istituzioni ecclesiastiche di base, la storia urbana, la cronachistica, l’agiografia e la storia militare. Pubblica sulle principali riviste italiane di medievistica, è membro di numerose società di carattere storiografico e collabora col “Dizionario Biografico degli Italiani” dell’Enciclopedia Treccani.

 

Federico Lusa è laureato in Lettere moderne all’università di Bologna con una tesi in Storia medioevale su Alberico da Barbiano e le compagnie di ventura.

 

Domenico Savini , nato a Cotignola, vive e lavora a Firenze. Insegnante di Storia delle grandi famiglia all'Università per Adulti di Faenza. Collabora con l'Istituto storico Italiani nel mondo ed importanti testate. Tiene abitualmente conferenze su argomenti storici e araldici in Italia e all'estero.

 

La serata è a ingresso libero. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Cotignola, in collaborazione con l’Università per adulti di Lugo e il Circolo Villa Bolis.

 

 

CENNI STORICI - Alberico da Barbiano

Capitano di ventura italiano (Barbiano 1348 circa - Castello della Pieve 1409). Dopo aver partecipato nel 1377 alla conquista di Cesena, Alberico costituì, per primo, una compagnia di ventura (detta di San Giorgio) italiana, composta di 7000 uomini dei quali 1000 a cavallo. Passato al servizio di Urbano VI, batté (29 aprile 1379) a Marino la compagnia dei Bretoni al seguito dell'antipapa Clemente VII. Riuscì a conquistare, per Carlo II di Durazzo, il trono di Napoli. Trascorsi due anni in Toscana, nel 1383 scese di nuovo a Napoli per difendere il Durazzo contro il pretendente al trono Luigi d'Angiò. Assolta la sua missione e ricevuto in compenso il titolo di gran connestabile del Regno, passò in Romagna donde fu chiamato una terza volta a Napoli per difendere il giovinetto Ladislao, succeduto intanto al Durazzo. Fatto prigioniero ad Ascoli (24 aprile 1392), fu liberato da Gian Galeazzo Visconti, per il quale combatté lungamente. L'impresa più importante fu la lotta impegnata contro Giovanni I Bentivoglio, vinto e ucciso da Alberico a Casalecchio (26 giugno 1402). Alberico, dopo aver combattuto di nuovo per conto del papato, tornò un'ultima volta al servizio di re Ladislao di Napoli, per il quale dirigeva l'invasione della Toscana, quando lo colse la morte. La compagnia di Alberico divenne il prototipo, per circa un secolo, delle compagnie di ventura italiane e straniere.

 

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